Prigionia

Pensava che sarebbero stati tutti lì, di fronte al portone, a festeggiare con lui la libertà appena riconquistata.
Invece…il deserto! Sarà stato forse perché erano solo le sette del mattino, troppo presto per essere già a mezzo, soprattutto lei, Eliana. Le era sempre piaciuto dormire fino a tardi. Anche i gemelli! Tali e quali la mamma.
Si caricò la sacca sulla spalla e si avviò per la strada deserta, in direzione della città. Arrivò alla grande arteria; lì le auto gli sfrecciavano accanto e volavano via rombanti.
L’aria era fredda, quasi tagliente. Già, marzo ti frega sempre, pensò sollevando il bavero e chiudendosi nelle spalle, per difendersi dal refolo penetrante. Certo, dopo cinque anni, a tutto quel gran frastuono non era più abituato.
Gli ronzavano le orecchie e tutto pareva così diverso!
Anzi, no, uguale, ma diverso per lui.
Vide una cabina telefonica. Bene! Avrebbe potuto chiamare casa. Entrò, inserì le monetine, prese in mano la cornetta e…stava per digitare il numero, ma esitò. A ben pensare, non sarebbe stato meglio fare una improvvisata? Certo, se non erano venuti era semplicemente perché nessuno li aveva avvertiti, ecco perché. A quel pensiero l’andatura, da mesta che era, si fece baldanzosa.
Già pregustava il momento: avrebbe suonato il campanello e dopo un istante Eliana gli avrebbe aperto, lo avrebbe guardato, dapprima sbigottita, poi gioiosa e gli avrebbe gettato le braccia al collo, attirandolo a sé. Eccolo il profumo, quel profumo inebriante che glie era mancato così a lungo. Avrebbe affondato la faccia nei suoi riccioli biondi per assaporarlo tutto e poi l’avrebbe baciata. Anche i gemelli, saltellando dalle retrovie, gli si sarebbero tuffati addosso. Un sorriso gli attraversò il volto.
Cinque anni, cinque lunghi anni a saltabeccare da un carcere all’altro, freddo quando era freddo, caldo quando era caldo. Il rumore dei cancelli che si chiudevano, delle serrature che giravano; un fremito gli percorse la schiena. Ora però l’incubo era finito. Ora avrebbe potuto riprendere la sua vita di libertà, assieme alla famiglia. Tirò un grande respiro per fare entrare nei polmoni tutta l’aria possibile e accelerò ancora il passo.
Saranno state sì e no le nove quando si trovò davanti alla porta di casa. Suonò.
Sentì i passi nel corridoio, poi la porta si aprì. Eliana era lì, con la faccia assonnata. La vestaglietta a fiori fu mossa da un soffio di corrente. Lo guardò incredula, poi, con un’espressione di gioia gli si tuffò tra le braccia. Si baciarono. Il profumo che emanava da lei lo inebriò. Di lì a poco si sentirono schiamazzi gioiosi. Come erano cresciuti i gemelli!
Si abbracciarono a lungo, poi lui annunciò:
«Sono finalmente libero! Basta prigionia. Ora voglio recuperare tutto ciò che ho perduto, voglio uscire all’aria aperta e respirare, voglio godermi con voi la primavera.»
Il giorno dopo il Presedente del consiglio diffuse la notizia: A causa dell’epidemia è severamente vietato uscire di casa.

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